L’opportunità della Partita IVA estera e i rischi nascosti

Aprire una partita IVA in Albania può rappresentare un’opportunità interessante per professionisti, consulenti e imprenditori italiani che desiderano internazionalizzare la propria attività, accedere a un sistema amministrativo differente e valutare un contesto fiscale potenzialmente più favorevole.

L’Albania è diventata negli ultimi anni una destinazione considerata da numerosi imprenditori italiani interessati a trasferire o sviluppare la propria attività all’estero. Tuttavia, aprire una partita IVA in Albania e continuare a lavorare in Italia non significa automaticamente poter beneficiare della fiscalità albanese.

Il punto fondamentale è distinguere tra una reale attività economica estera e una struttura formalmente aperta all’estero ma gestita, organizzata e condotta di fatto dall’Italia.

La presenza di una partita IVA straniera in Italia deve quindi essere valutata considerando diversi elementi: residenza fiscale, luogo effettivo di svolgimento dell’attività, organizzazione aziendale, rapporti con i clienti, disponibilità di una sede e modalità di gestione dell’impresa.

Un’impostazione non corretta può determinare obblighi fiscali in Italia, contestazioni da parte dell’amministrazione finanziaria e la necessità di regolarizzare imposte, contributi e adempimenti non assolti.

Per questo motivo, prima di trasferire la propria attività in Albania è fondamentale analizzare l’intera situazione personale e professionale. EasyBalkans affianca professionisti e imprenditori italiani nella valutazione dei principali aspetti fiscali, amministrativi e organizzativi connessi all’apertura e alla gestione di un’attività in Albania, offrendo una prima consulenza gratuita.

Aprire Partita IVA in Albania e lavorare in Italia: è legale?

La domanda è frequente: posso aprire una partita IVA in Albania e lavorare in Italia?

La risposta non è semplicemente sì o no. Non esiste, in termini generali, un divieto assoluto di svolgere attività economiche in Italia utilizzando una posizione fiscale estera. Tuttavia, la struttura deve essere effettivamente coerente con la realtà dell’attività e con le regole fiscali applicabili nei diversi Paesi coinvolti.

Una partita IVA albanese non costituisce, da sola, una garanzia di residenza fiscale in Albania. Allo stesso modo, il fatto di emettere fatture da un soggetto estero non esclude automaticamente l’esistenza di obblighi fiscali in Italia.

Per capire se l’operazione è corretta è necessario valutare dove si trova realmente la persona, dove viene gestita l’attività, dove vengono prese le decisioni e dove vengono materialmente svolte le prestazioni.

Libertà di stabilimento e scelta del Paese

All’interno dell’Unione Europea esiste il principio della libertà di stabilimento, che consente alle persone e alle imprese di organizzare la propria attività negli Stati membri nel rispetto delle relative normative.

L’Albania, però, non è uno Stato membro dell’Unione Europea. Per questo motivo, quando si decide di aprire un’attività in Albania mantenendo rapporti professionali o commerciali con l’Italia, è necessario considerare anche le regole applicabili ai rapporti tra un Paese UE e un Paese extra-UE.

La scelta dell’Albania come Paese in cui aprire la propria attività può essere perfettamente legittima quando corrisponde a un effettivo progetto di internazionalizzazione.

La situazione diventa invece più delicata quando l’attività viene formalmente trasferita all’estero, ma il professionista continua a vivere stabilmente in Italia, a gestire da qui clienti e fornitori e a prendere dall’Italia le principali decisioni operative e strategiche.

In questi casi, la semplice apertura di una partita IVA straniera in Italia non è sufficiente a determinare il corretto trattamento fiscale.

La residenza fiscale: il pilastro della legalità

La residenza fiscale è uno degli elementi più importanti da analizzare quando si valuta il trasferimento di un’attività dall’Italia all’Albania.

Per le persone fisiche, la normativa italiana considera diversi elementi per determinare la residenza fiscale, tra cui residenza, domicilio e presenza nel territorio dello Stato per la maggior parte del periodo d’imposta. Il domicilio, inoltre, è collegato principalmente alle relazioni personali e familiari della persona.

Questo significa che il semplice trasferimento formale dell’attività o la cancellazione dall’anagrafe italiana non è sufficiente, da solo, a dimostrare che la vita personale e professionale sia stata effettivamente trasferita all’estero.

Obbligo di trasferimento della residenza fiscale effettiva

Chi decide di trasferirsi in Albania deve valutare il trasferimento della propria residenza fiscale nel suo complesso.

L’iscrizione all’AIRE rappresenta un importante adempimento per il cittadino italiano che trasferisce la propria residenza all’estero, ma non deve essere considerata come l’unico elemento determinante.

L’amministrazione finanziaria può infatti valutare la situazione concreta della persona, considerando elementi come:

La normativa italiana attualmente considera anche la presenza fisica nel territorio dello Stato e il domicilio, oltre alla residenza, per determinare la residenza fiscale delle persone fisiche.

Di conseguenza, trasferire formalmente la propria attività in Albania senza modificare realmente il proprio centro di vita può creare una situazione di rischio.

Se il contribuente mantiene la residenza fiscale in Italia, in linea generale l’Italia può assoggettare a imposizione il reddito secondo le regole previste per i soggetti fiscalmente residenti. Per questo motivo, prima di procedere con il trasferimento è fondamentale verificare la posizione complessiva e l’eventuale applicazione delle convenzioni contro le doppie imposizioni.

Monitoraggio fiscale e scambio automatico di informazioni

Aprire un’attività in Albania non significa operare in un sistema completamente separato da quello italiano.

I rapporti finanziari internazionali sono soggetti a sistemi di cooperazione e scambio di informazioni tra le amministrazioni fiscali. Anche le attività finanziarie detenute all’estero possono comportare specifici obblighi di monitoraggio per chi mantiene la residenza fiscale in Italia.

Questo rende particolarmente rischiosa qualsiasi strategia basata sull’idea di poter mantenere una gestione sostanzialmente italiana nascondendola dietro una posizione fiscale estera.

Conti bancari, movimenti finanziari, partecipazioni societarie e altri elementi dell’attività internazionale devono essere valutati nel rispetto degli obblighi fiscali applicabili.

L’eventuale omessa dichiarazione di redditi o attività soggette a obblighi fiscali può comportare recuperi d’imposta, interessi e sanzioni. Per questo motivo, l’internazionalizzazione deve essere progettata in modo trasparente e documentabile.

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I principali rischi fiscali per chi opera in Italia con partita IVA albanese

Una partita IVA straniera in Italia può essere perfettamente legittima in determinati contesti, ma diventa rischiosa quando la struttura estera non corrisponde alla realtà economica e personale dell’imprenditore.

I principali elementi da valutare riguardano la residenza fiscale, la sede effettiva dell’attività e l’eventuale presenza di una struttura stabile in Italia.

Esterovestizione: quando la sede è solo “sulla carta”

L’esterovestizione riguarda le situazioni in cui un’attività formalmente localizzata all’estero presenta, in concreto, elementi tali da far ritenere che la gestione effettiva o la direzione dell’attività siano riconducibili all’Italia.

Nel caso di una società o struttura imprenditoriale formalmente stabilita in Albania, ad esempio, possono diventare rilevanti elementi come:

Il rischio nasce quando l’Albania rappresenta soltanto la sede formale, mentre l’attività viene concretamente organizzata e gestita dall’Italia.

In una situazione di questo tipo, l’amministrazione finanziaria può contestare la localizzazione estera e verificare la sussistenza dei presupposti per l’imposizione italiana.

Per questo motivo non è corretto considerare l’apertura di una società o di una partita IVA estera come uno strumento automatico per evitare la fiscalità italiana.

La presenza di una base fissa occulta in Italia

Anche quando la residenza fiscale estera è effettiva, occorre verificare come e dove viene concretamente svolta l’attività in Italia.

La presenza di una struttura stabile attraverso la quale viene esercitata in modo significativo e continuativo l’attività può assumere rilevanza fiscale. A seconda della natura dell’attività e della struttura utilizzata, possono entrare in gioco i concetti di stabile organizzazione o base fissa.

Un ufficio utilizzato in maniera continuativa, uno studio professionale, una struttura operativa o altre forme di presenza organizzata in Italia devono quindi essere analizzati attentamente.

Non ogni attività svolta occasionalmente in Italia determina automaticamente una stabile organizzazione. La valutazione deve tenere conto delle caratteristiche concrete dell’attività, della continuità della presenza e delle funzioni effettivamente svolte.

Anche le convenzioni contro le doppie imposizioni possono assumere un ruolo importante nel determinare quale Paese abbia il diritto di tassare determinati redditi.

Per questo motivo, chi possiede una partita IVA straniera in Italia e continua a svolgere parte della propria attività sul territorio italiano dovrebbe verificare preventivamente la propria posizione fiscale, evitando di confondere una semplice trasferta o prestazione occasionale con una presenza economica stabile.

Responsabilità sul patrimonio personale

Per i professionisti e per gli imprenditori che operano individualmente, la separazione tra patrimonio dell’attività e patrimonio personale è generalmente diversa rispetto a quella prevista per una società di capitali.

Una posizione fiscale estera non elimina quindi automaticamente le responsabilità personali derivanti da eventuali imposte non versate, sanzioni o altri debiti.

Nel caso di un’attività esercitata direttamente dalla persona fisica, eventuali obbligazioni possono incidere sul patrimonio personale secondo le regole applicabili al soggetto e alla specifica forma giuridica adottata.

La presenza di beni o conti all’estero non costituisce, di per sé, una protezione dall’azione delle autorità competenti. La cooperazione internazionale e gli strumenti di recupero transfrontaliero possono infatti rendere possibile l’attività di accertamento e riscossione anche oltre i confini nazionali.

Per questo motivo, prima di aprire una partita IVA in Albania con l’obiettivo di continuare a lavorare in Italia, è fondamentale progettare correttamente la struttura fiscale e giuridica dell’attività.

La vera convenienza di un trasferimento all’estero non consiste semplicemente nel pagare meno imposte, ma nel costruire una struttura reale, coerente, documentabile e conforme alla normativa dei Paesi coinvolti.

Come vengono tassati i redditi prodotti in Italia con partita IVA albanese?

Avere una partita IVA albanese non significa automaticamente che tutti i redditi prodotti dal professionista siano tassati esclusivamente in Albania. Quando un soggetto fiscalmente residente in Albania svolge attività professionale o imprenditoriale in Italia, è necessario analizzare dove viene effettivamente svolta l’attività e quale collegamento fiscale esiste con il territorio italiano.

La tassazione dei redditi prodotti in Italia da un soggetto non residente dipende dalla natura del reddito, dalle modalità concrete con cui viene esercitata l’attività e dalle eventuali disposizioni previste dalla Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Albania.

La Convenzione tra Italia e Albania è in vigore e può assumere un ruolo determinante nell’individuazione dello Stato che può tassare un determinato reddito e nelle modalità con cui evitare una doppia imposizione.

Per questo motivo, chi utilizza una partita IVA straniera in Italia deve evitare di considerare la sola residenza formale o il Paese di emissione della fattura come elementi sufficienti per determinare il trattamento fiscale.

Tassazione del professionista non residente che lavora in Italia

Un professionista fiscalmente residente in Albania che presta attività in Italia può essere soggetto alle regole fiscali italiane nella misura in cui il reddito risulti imponibile in Italia secondo la normativa interna e le disposizioni convenzionali applicabili.

Un elemento centrale è il luogo in cui viene materialmente svolta la prestazione. Una prestazione effettuata interamente all’estero presenta infatti un trattamento diverso rispetto a una prestazione esercitata fisicamente in Italia.

Anche la presenza di una base fissa in Italia può modificare significativamente il quadro fiscale del professionista. In questo caso non è sufficiente limitarsi a considerare il Paese in cui è stata aperta la posizione fiscale.

La normativa italiana prevede, in via generale, una ritenuta del 30% sui compensi corrisposti a soggetti non residentinelle fattispecie previste dall’articolo 25 del DPR 600/1973. La stessa norma prevede specifiche esclusioni, tra cui le prestazioni di lavoro autonomo effettuate all’estero e i compensi corrisposti a stabili organizzazioni italiane di soggetti non residenti.

La ritenuta nazionale, tuttavia, non deve essere considerata isolatamente. Se il professionista è residente fiscalmente in Albania, occorre verificare anche la Convenzione contro le doppie imposizioni applicabile al caso concreto, che può limitare la potestà impositiva italiana o stabilire condizioni differenti.

Di conseguenza, prima di emettere una fattura verso un cliente italiano è opportuno verificare:

Quando è necessaria una posizione fiscale italiana

Se l’attività svolta in Italia supera il carattere occasionale e presenta una struttura stabile e continuativa, può diventare necessario gestire una posizione fiscale italiana.

Nel caso di un’attività d’impresa, la presenza di una stabile organizzazione in Italia può determinare l’assoggettamento a imposizione italiana dei redditi attribuibili a tale struttura. Per le attività professionali, invece, deve essere valutata la presenza di una base fissa o l’applicazione delle specifiche disposizioni convenzionali.

Questo non significa che ogni prestazione svolta fisicamente in Italia comporti automaticamente l’obbligo di aprire una partita IVA italiana. La valutazione deve essere effettuata sulla base delle caratteristiche concrete dell’attività e della sua continuità.

Quando però l’attività italiana diventa strutturata, ricorrente e organizzata, è importante verificare tempestivamente se sia necessario aprire una posizione fiscale in Italia oppure adottare una diversa configurazione societaria o organizzativa.

L’obiettivo deve essere quello di far coincidere la struttura fiscale con la realtà economica dell’attività, evitando che una partita IVA straniera in Italia venga utilizzata per mascherare un’attività che, di fatto, presenta tutti i principali elementi di collegamento con il territorio italiano.

Scenari pratici e conseguenze: evitare multe e problemi penali

Il modo più semplice per comprendere i rischi di una gestione fiscale non corretta è analizzare alcuni scenari concreti.

Gli esempi riportati di seguito sono esclusivamente illustrativi: l’importo effettivo delle imposte, delle sanzioni e degli eventuali interessi dipende dal caso concreto, dalla natura dell’attività, dagli anni interessati, dalle condotte contestate e dalle norme applicabili al momento dell’accertamento.

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Esempio 1: freelance con partita IVA albanese “esterovestita”

Immaginiamo un freelance che apre una posizione fiscale in Albania ma continua a vivere stabilmente in Italia.

Il professionista lavora prevalentemente dal proprio appartamento in Italia, gestisce da qui i clienti, firma i contratti, organizza il lavoro e prende le principali decisioni relative all’attività. L’Albania rappresenta quindi principalmente il luogo formale di registrazione dell’attività, mentre la gestione effettiva rimane in Italia.

Supponiamo che il professionista fatturi l’equivalente di 80.000 euro all’anno e che, dopo un accertamento, emerga l’esistenza di redditi imponibili che avrebbero dovuto essere dichiarati in Italia.

Il costo della regolarizzazione non sarebbe rappresentato semplicemente dalle imposte non versate. Potrebbero aggiungersi interessi, sanzioni amministrative e, quando ricorrono i presupposti previsti dalla normativa penale tributaria, anche conseguenze di natura penale.

In particolare, la disciplina delle sanzioni tributarie prevede percentuali che possono essere molto elevate in caso di omessa dichiarazione; attualmente, per determinate ipotesi, la sanzione può arrivare al 120% dell’imposta dovuta, con regole specifiche e possibili riduzioni o maggiorazioni a seconda della condotta e del momento in cui viene regolarizzata la posizione.

L’esempio dimostra perché il semplice confronto tra l’imposizione italiana e quella albanese non è sufficiente per valutare la convenienza di un trasferimento.

Il vero parametro da considerare è il costo complessivo della conformità fiscale.

Esempio 2: impresa albanese con stabile organizzazione occulta in Italia

Consideriamo ora una società costituita in Albania che realizza un utile di 200.000 euro, ma svolge una parte significativa della propria attività attraverso una struttura operativa situata in Italia.

La società dispone, ad esempio, di un ufficio utilizzato stabilmente, personale o collaboratori che svolgono funzioni essenziali e una gestione commerciale fortemente radicata sul territorio italiano.

Se gli elementi concreti portassero a configurare una stabile organizzazione in Italia, il reddito attribuibile alla struttura italiana potrebbe essere assoggettato alla fiscalità italiana secondo le regole applicabili.

Anche in questo caso, il costo dell’eventuale contestazione non sarebbe limitato alle imposte.

A seconda della violazione accertata, potrebbero essere dovuti:

La normativa italiana prevede infatti specifiche fattispecie penali tributarie legate, tra l’altro, a dichiarazioni fraudolente, dichiarazioni infedeli e omesse dichiarazioni, con soglie di punibilità e condizioni che devono essere verificate caso per caso.

Non è quindi corretto affermare che ogni contestazione di esterovestizione o stabile organizzazione determini automaticamente un procedimento penale. Le conseguenze penali dipendono dalla specifica violazione e dal superamento delle soglie e degli ulteriori requisiti previsti dalla legge.

Pianificazione fiscale e conformità: operare correttamente in Albania e Italia

Aprire un’attività in Albania mantenendo rapporti professionali o commerciali con l’Italia è possibile, ma richiede una pianificazione preventiva.

L’obiettivo non deve essere semplicemente ridurre il carico fiscale, ma costruire una struttura coerente con la reale organizzazione dell’attività e con la residenza fiscale del titolare o della società.

Un percorso di conformità efficace può essere organizzato in tre passaggi fondamentali.

Step 1: residenza fiscale effettiva in Albania

Il primo elemento da verificare è la residenza fiscale del titolare.

Il trasferimento deve essere reale e deve essere accompagnato da elementi concreti che dimostrino lo spostamento della vita personale ed economica verso l’Albania.

La permanenza all’estero per più di 183 giorni può essere un elemento rilevante, ma non deve essere considerata come una regola automatica e sufficiente in ogni situazione. La residenza fiscale viene determinata sulla base dell’insieme dei criteri previsti dalla normativa applicabile.

Anche l’iscrizione all’AIRE deve essere gestita correttamente, ma non rappresenta da sola una garanzia di trasferimento della residenza fiscale.

È quindi importante conservare una documentazione coerente relativa a:

Quanto più la situazione concreta è coerente con il trasferimento dichiarato, tanto più è possibile dimostrare la reale natura internazionale dell’attività.

Step 2: governance e gestione aziendale dall’Albania

Il secondo passaggio riguarda la gestione effettiva dell’impresa.

Se una società è costituita in Albania, ma tutte le decisioni strategiche vengono prese quotidianamente dall’Italia, la struttura rischia di non riflettere la realtà economica.

Per questo motivo, quando il progetto prevede che l’attività sia effettivamente gestita dall’Albania, è importante che anche la governance sia coerente con questa scelta.

Le principali decisioni amministrative e strategiche, la gestione dei contratti, gli ordini, i rapporti con i fornitori e gli elementi essenziali dell’organizzazione aziendale dovrebbero essere documentabili e coerenti con il luogo in cui viene effettivamente esercitata la gestione.

Non si tratta di creare una documentazione artificiale, ma di fare in modo che la struttura societaria rappresenti realmente il funzionamento dell’impresa.

Questo è particolarmente importante quando si vuole utilizzare una partita IVA straniera in Italia per un’attività che mantiene comunque una forte componente operativa sul territorio italiano.

Step 3: operatività in Italia e prevenzione della stabile organizzazione

Il terzo passaggio riguarda l’attività svolta direttamente in Italia.

Una società o un professionista residente all’estero può avere rapporti con clienti italiani senza che ciò comporti automaticamente l’esistenza di una stabile organizzazione o di una base fissa.

Il rischio aumenta quando in Italia viene creata una presenza organizzata e continuativa attraverso la quale vengono svolte funzioni essenziali dell’attività.

È quindi importante distinguere le attività realmente ausiliarie o preparatorie dalle attività che costituiscono il core business dell’impresa.

La valutazione deve considerare la natura dell’attività, le funzioni svolte in Italia, il grado di autonomia della struttura, la continuità della presenza e il ruolo delle persone che operano sul territorio.

Quando l’operatività italiana diventa significativa e continuativa, può essere opportuno valutare una struttura italiana formalizzata, come una branch, una stabile organizzazione correttamente gestita oppure, a seconda del caso, una posizione fiscale italiana.

Una struttura formalizzata e coerente è spesso preferibile a una presenza italiana non dichiarata che potrebbe successivamente essere contestata.

EasyBalkans: il tuo partner per aprire Partita IVA in Albania e lavorare in Italia in sicurezza

Aprire un’attività in Albania può essere un’opportunità concreta per professionisti e imprenditori italiani, ma il progetto deve essere costruito considerando contemporaneamente gli aspetti fiscali italiani e quelli albanesi.

EasyBalkans supporta imprenditori e aziende italiane che desiderano avviare o sviluppare attività nei Paesi dei Balcani, inclusa l’Albania, offrendo un supporto integrato nella fase di pianificazione e organizzazione del progetto.

L’obiettivo è aiutare il cliente a evitare strutture esclusivamente formali e a costruire un’attività coerente con la propria reale situazione personale e professionale.

Analisi della residenza fiscale e del centro degli interessi

La prima fase consiste nell’analizzare la situazione personale e professionale dell’imprenditore.

Residenza, presenza fisica, famiglia, abitazione, attività professionale, patrimonio e gestione dell’impresa sono elementi che devono essere considerati nel loro insieme.

Un’analisi preventiva permette di individuare eventuali elementi di rischio prima di procedere con il trasferimento o con l’apertura dell’attività.

Prevenzione dell’esterovestizione e della stabile organizzazione

EasyBalkans può supportare l’imprenditore nella progettazione di una struttura organizzativa coerente con il Paese in cui intende effettivamente svolgere la propria attività.

Particolare attenzione può essere dedicata alla gestione societaria, alla sede dell’attività, ai rapporti con l’Italia e alla presenza operativa sul territorio italiano.

L’obiettivo è prevenire situazioni in cui la struttura estera risulti soltanto formale oppure in cui l’attività italiana assuma caratteristiche tali da richiedere specifici adempimenti fiscali.

Ottimizzazione fiscale nel rispetto delle normative

La pianificazione fiscale internazionale non consiste nel cercare semplicemente il Paese con le imposte più basse.

Una strategia corretta deve considerare la normativa italiana, quella albanese, gli accordi contro le doppie imposizioni e la reale struttura dell’attività.

EasyBalkans affianca l’imprenditore nella valutazione delle diverse possibilità organizzative, con l’obiettivo di individuare una soluzione fiscalmente efficiente ma soprattutto sostenibile e conforme.

Contabilità, consulenza fiscale e sviluppo del business

Il supporto può estendersi anche alla gestione contabile e fiscale dell’attività, oltre agli aspetti legati allo sviluppo del business e agli investimenti immobiliari all’estero.

Per chi decide di trasferire parte della propria attività nei Balcani, avere un interlocutore che conosca le esigenze degli imprenditori italiani può semplificare la gestione delle diverse fasi del progetto.

Dalla costituzione dell’attività alla gestione ordinaria, l’obiettivo è creare una struttura organizzata che permetta all’imprenditore di concentrarsi sullo sviluppo del proprio business.

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Stai valutando di aprire una partita IVA in Albania e lavorare in Italia?

Prima di procedere, è importante capire se la struttura che hai in mente è realmente sostenibile dal punto di vista fiscale e organizzativo.

Contatta EasyBalkans per una prima consulenza gratuita e analizza il tuo progetto con specialisti che possono aiutarti a valutare residenza fiscale, organizzazione dell’attività, rapporti con l’Italia e principali rischi legati alla fiscalità internazionale.

Una pianificazione effettuata prima del trasferimento può fare la differenza tra una struttura estera realmente efficace e una partita IVA straniera in Italia che espone l’imprenditore a contestazioni e costi imprevisti.

Domande e Risposte

Posso aprire una Partita IVA nei Balcani e lavorare in Italia?

Sì, è possibile operare con una Partita IVA aperta in un Paese dei Balcani e servire clienti in Italia, a condizione di stabilire effettivamente la propria residenza fiscale all’estero e che il centro di direzione effettiva della tua attività non sia in Italia, per evitare rischi di contestazione di esterovestizione o stabile organizzazione occulta. EasyBalkans ti supporta nella pianificazione conforme.

Quali sono i rischi di operare in Italia con una Partita IVA estera?

I principali rischi sono l’accusa di esterovestizione e la configurazione di una stabile organizzazione occulta in Italia. Questo può comportare la tassazione del reddito in Italia, l’applicazione di sanzioni salate (fino al 120% delle imposte evase) e la responsabilità illimitata sul tuo patrimonio personale, se non si rispetta il principio

della residenza fiscale effettiva all’estero.

Come EasyBalkans mi aiuta ad aprire un’attività nei Paesi dei Balcani?

EasyBalkans offre una prima consulenza gratuita per guidarti nell’apertura e gestione di attività in Paesi come Romania, Serbia, Slovenia, Croazia e Moldova, assicurando la piena conformità fiscale. Il nostro staff di specialisti ti assiste per contabilità, sviluppo business, investimenti immobiliari esteri e consulenza fiscale per strutturare la tua attività in modo trasparente e vantaggioso.

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